Quei “cinquemila” rocciosi e multicolori contornati da lagune segrete

Il mio sogno è da tempo la vita che si sperimenta attraversando a piedi e all’avventura catene montuose o terre selvagge. Dopo l’ideazione dell’alta via, tra Perù e Bolivia ho vissuto alcune delle mie esplorazioni più coinvolgenti e indimenticabili, sempre assieme ad allievi e guide Don Bosco o con giovani boliviani, spesso in qualità di unico occidentale tra i figli delle Ande. Sono stati tra i migliori compagni di sempre. La traversata integrale della Cordillera Blanca (180 chilometri in linea d’aria di valli solitarie, valichi sopra i 5000 metri pietrosi o glaciali, cime di nevados e ghiacciai, scoperta di passi segreti, portando sempre zaini di oltre 20 chili e accampandosi ogni sera, per 23 giorni, in siti diversi), è stata l’impresa più impegnativa. Sono felice che due aspiranti guide, Edgar Laveriano e Carlos Flores, abbiano completato questo viaggio alpinistico eccezionale, mentre io ho saltato qualche tratto per momentanea indisposizione: è bello che il primato spetti a loro.

Ciò che colpisce è la quantità di montagne pressoché sconosciute, spettacolari e non frequentate che stanno poco più in là delle mete celebri. Una vista che stimola a nuove partenze. Come l’esplorazione del settore settentrionale della Cordillera Negra, in fronte alla Blanca, dove abbiamo incontrato una miriade di Cinquemila rocciosi e multicolori contornati da lagune segrete; monti quasi mai saliti dagli alpinisti, ma che nascondono negli anfratti reperti di civiltà sconosciute, il che prova l’esistenza di scalatori antichi.

Forse la traversata più memorabile per bellezza estetica è stata quella delle tre cordigliere a sud della Blanca: Huallanca, Huayhuash e Raura, in 17 giorni di marcia e scalate. Solo la seconda è celebre e frequentata; nelle altre due abbiamo incontrato solo minatori. Ma quale avventura, e quale bellezza!

Improvvisavamo la via giorno per giorno, montando il campo a metà pomeriggio in alte valli sperdute, e dicendoci a volte: “E se provassimo a salire questo nevado?”. Così si partiva, scoprendo creste e pampas de nieve sul far della sera, tra colori impossibili immersi nel sogno, e la gioia della scoperta, la felicità per un mondo irraggiungibile che si fa familiare negli occhi dei figli delle Ande; poi il tramonto in cima e il ritorno al campo sotto una calma tempesta di stelle, con la Cruz del Sur che orienta il cammino. Gli apu, i temibili signori delle cime, sorridevano innocui.

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