I grandi exploit non colpiscono più l’immaginazione

 

Nel mare di informazioni tutto si confonde

Ricevere il riconoscimento “Una vetta per la vita” è stata per me una bellissima sorpresa, che incoraggia non solo la mia attività personale, ma ancora di più un insieme di atteggiamenti nei confronti della montagna, dei suoi abitanti e delle capacità nascoste dentro l’uomo che vede protagoniste moltissime altre persone. In particolare durante la serata a Castelfranco Veneto ho voluto allargare il merito del riconoscimento a chi mi sta offrendo occasioni per divulgare l’approccio esplorativo rispettoso e “rinnovabile” su ogni territorio, ben descritto nella motivazione del Premio; e soprattutto alle decine di amici dell’Operazione Mato Grosso che anche più di me dedicano tanto tempo ed energie alla formazione alpinistica dei giovani in Perù, stimolandoli a una nuova esplorazione delle loro montagne perché non le abbandonino e continuino per loro a essere fonte di vita.

La sensibilità dei coordinatori dell’Associazione Le Tracce testimonia che nel mondo della montagna e dell’avventura sta crescendo il desiderio di adesione alle realtà naturali e umane della Terra; di autenticità, e anche di liberazione dall’eccesso di tecnologie che nell’outdoor hanno rubato il posto a intimità, isolamento, silenzio e tempo da trascorrere immersi nel divenire del territorio anziché nella virtualità della “rete”. Mi sembra si specchi in questo desiderio diffuso la consapevolezza che perfino i grandi exploit, se comunicati sotto forma di cronaca da reality-show, non riescano più a colpire l’immaginario; e come tutta la cronaca, dopo due giorni sono dimenticati, coperti da altra cronaca. Si torna a capire che c’è un tempo per ogni cosa: un tempo per l’esperienza autentica; un tempo per la rielaborazione in cerca di significati; un tempo per comunicare qualcosa di profondo, che lasci di nuovo un segno, non eclatante, ma permanente.

La globalizzazione ha avuto anche questo effetto: l’impresa individuale mediatizzata non ci tocca più, o ci tocca superficialmente, perché nel mare di informazioni e messaggi senza fine tutto si confonde. Invece nasce l’attenzione per tipi di imprese che cambiano il rapporto quotidiano col mondo e col suo ecosistema, a cui possono partecipare tutti, non sul Web, ma col corpo. Oggi un exploit sull’Everest o al Polo cambia poco le cose; imparare a fruire la natura “by fair means”, in stile leale e sobrio, quotidianamente e vicino a casa, fa sperare in un mondo nuovo.

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