La via invisibile

Franco Michieli è esploratore in senso non tradizionale. In una recente intervista ha dichiarato: <<Si può diventare esploratori quando si scopre che l’universo mentale dell’uomo non è il centro del mondo, ma solo un ambito minuscolo di ciò che esiste. Allora si rafforza lo stimolo a cercare ciò che è “altro da noi”. Anche l’esplorazione dell’interiorità umana è molto interessante, ma è una dimensione che, da sola, manca di una pietra di paragone. L’esplorazione inizia solo confrontandosi con qualcosa che non è solo sconosciuto, ma è anche diverso. Il sentimento della limitatezza e della grave imperfezione di noi esseri umani messe a confronto con la natura e con i suoi eventi, mi ha fatto sognare fin da bambino di diventare esploratore>>.
Per la sua riscoperta della geografia, ha cercato di diventare egli stesso strumento sensibile: per farlo non ha avuto bisogno di andare al Polo o sull’Everest, ma di uscire da quella che è oggi la nostra casa: la “rete”, cioè l’illusione di conoscere il mondo attraverso la virtualità. E interpretare di nuovo tutto ciò che incontra solo con l’osservazione, l’ascolto e le sue personali facoltà, come gli antichi. Ha provato perciò a partire più volte a piedi attraverso vasti territori disabitati e privi di riferimenti evidenti con lo stile di un animale migratore: lasciando a casa non solo Gps e cellulare, ma anche la mappa, la bussola e l’orologio. Il giro apparente del sole, l’andamento dei fiumi, la posizione di colline e montagne, il vento e un’infinità di altri eventi del territorio e del cielo gli hanno permesso di tenere con precisione una rotta di molte centinaia di chilometri o di esplorare una terra “a vista”, ritrovandosi sempre. O meglio – come spesso ripete -, con l’antica e imprevista sensazione di venir trovato dalla via ignota. Questo tipo di esperienza, oggi sempre più rara, è narrata nel suo film “La via invisibile”, girato negli scenari prediletti della Norvegia.
Michieli intende la relazione con la natura non come una pratica estrema, riservata a un’élite, ma come esperienza quotidiana accessibile a chiunque sappia prendersi il tempo di fare silenzio dentro di sè, in attesa che qualcosa accada o si riveli. Perciò si dedica a trasmettere quello che ha imparato in tante traversate di catene montuose e di aree selvagge a persone desiderose di partecipare a questa dimensione, organizzando appositi corsi sul territorio, in collaborazione con le associazioni Movimento Lento e Compagnia dei Cammini.

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